Il Vero anno inizia a Marzo!
- Laura Chantal

- 19 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 20 mar

Siamo tutti abituati a pensare che il nuovo anno inizi a gennaio. Sì, perché questo è quello che ci è stato sempre detto sin da piccoli e lo abbiamo preso per buono e fatto nostro.
Eppure, secondo le indicazioni della Torah (la famosa Bibbia), l’inizio dell’anno avviene in Primavera, con il mese di Nisan, così come indicato in Esodo 12,2 (“Questo mese sarà per voi il principio dei mesi; esso sarà per voi il primo mese dell’anno.”).
Effettivamente, se ci riflettiamo bene, come può iniziare l’anno in inverno, il 1° gennaio, quando tutto è fermo, quando la natura stessa è dormiente o comunque in fase di preparazione per ciò che avverrà nei mesi successivi?
Questo ci porta a rivedere molte cose e a fare diverse considerazioni in merito. Vediamone alcune. La prima cosa che ci scombussola è chiederci come funzionano davvero i mesi, gli anni e quindi i codici associati a questi numeri. Sappiamo che, per la Torah, siamo nell’anno 5786, mentre per il resto del mondo il riferimento è il 2026.
Questo comporta una sovrapposizione di energie e di calcoli negli anni, perché mentre nel primo caso consideriamo l’anno 17 con valore 80 (valore della 17ª lettera ebraica), nel secondo caso consideriamo l’anno 10, o meglio il 19 (1+9=10). Chi conosce bene le energie e il loro funzionamento “dietro le quinte” sa che entrambe operano e ci portano a vivere diverse questioni, sia a livello personale che globale.
Allora quale usare? Dopo anni di studi nella Qabbalah, la mia risposta è: entrambe. Sì, perché anche se per convenzione usiamo l’anno 2026, il semplice fatto di considerarlo “ufficiale”, scriverlo e dichiararlo gli conferisce energia e potenza. Quindi è corretto usare anche questo!
Per tornare al nostro discorso, ciò che è meno corretto — e che ci porta a uno sfasamento e a una mal distribuzione del carico energetico — è pensare che l’inizio dell’anno sia il 1° gennaio, quando le energie sono basse e quando la stessa società in cui viviamo ha decretato che il giorno più triste dell’anno sia il Blue Monday, che guarda caso cade il terzo lunedì di gennaio!
Inoltre, se guardiamo ai mesi della Qabbalah, Tevet (dicembre e gennaio) e Shevat (gennaio e febbraio) sono rispettivamente associati alla lettera Teth (nei tarocchi l’Eremita) e alla lettera Tzade (nei tarocchi la Luna): mesi quindi di profonda introspezione interiore, di saggezza acquisita attraverso il percorso fatto durante tutto l’anno. Come può quindi iniziare l’anno a gennaio?!
Sarà marzo, dunque, a segnare l’arrivo del nuovo anno: l’inizio della primavera, quando tutto riparte e anche noi siamo pronti a rimetterci in moto con nuovi propositi e progetti, lasciandoci alle spalle l’anno passato. Si riparte con nuovi inizi. Si aprono finestre su qualcosa di nuovo, rappresentate proprio dalla lettera ebraica He. La He è il soffio di vita che anima tutto ed è presente ben due volte nel famoso Tetragramma, il nome più importante all’interno della Torah per indicare l’Assoluto.
Il mese primaverile di Nisan segna uno degli eventi più importanti nella Bibbia, ovvero l’uscita degli Ebrei dall’Egitto, quando lasciano la condizione di schiavitù per acquisire quella libertà tanto agognata. È anche il mese in cui si celebra il PeSaCH, la Pasqua ebraica. Questa parola, con un valore ghematrico di 148, richiama l’idea di
un salto, ma anche di una vittoria: quella di Netzach sull’Albero delle Sefirot. È il mese della rinascita e della liberazione e dove tutto ha inizio.
Durante le mie conferenze live ho modo di parlare di molti argomenti e questo mi porta a rispondere a diverse domande, arrivando alla conclusione che purtroppo siamo disallineati su molte cose. La conoscenza, però, ci offre sempre una possibilità: quella di riallinearci, di osservare con maggiore consapevolezza i cicli della vita e di riconnetterci a un tempo più autentico, più vicino alla nostra natura.
Comprendere questi ritmi non è solo un esercizio teorico, ma un invito concreto a vivere in modo più armonico con presa di coscienza. Significa scegliere consapevolmente quando iniziare, quando fermarsi e quando rinascere. E forse è proprio qui la chiave: tornare a vivere il tempo non come un’abitudine imposta, ma come un’esperienza nostra, che vive nel sentire ciò che è giusto, con consapevolezza e conoscenza.




Grazie per la conoscenza che ci doni!
Le tue sperienze vissute e interpretate a proposito di Conoscenza e Consapevolezza, vengono svelate in modo semplice con la tua maestria e voglia di condividere. Grazie Laura